Viaggio nel Cilento, la risorgenza dell’Auso



La risorgenza dell’Auso, fiume degli Alburni, è visibile a valle di Sant’Angelo a Fasanella. Nello spettacolare incanto naturale riaffiorano le acque sotterranee provenienti dal massiccio montuoso

Se vi trovate nelle vicinanze degli Alburni, la risorgenza dell’Auso è una selvaggia bellezza del Parco Naturale del Cilento da non perdere. Sul versante sud-occidentale del massiccio degli Alburni, due chilometri a valle dell’abitato di Sant’Angelo a Fasanella, mentre percorrete la tortuosa strada, incrocerete una area attrezzata.

La bellezza del paesaggio che si presenta comincia con un vecchio mulino in pietra, alimentato dalle stesse acque dell’Auso. Mulino idraulico a ruota orizzontale. Da qui potete vedere lo scorrere della cristallina sorgente verso valle. Risalendo invece potrete notare uno ponte in pietra di origine medievale. Costruito con la tecnica della schiena d’asino. Quindi più in alto ancora vedrete una datata turbina abbandonata, che l’Auso metteva in rotazione, per fornire energia ad una vecchia centrale idroelettrica.

Esempi di archeologia industriale, l’opera dell’uomo che si unisce con l’opera della natura.risorgenza

Risalendo il tracciato sentiero che costeggia l’area fluviale vi troverete a pochi passi dalla cascata che si getta tra le rocce carsiche. Due piccoli invasi, a monte e a valle della cascata, grazie alle loro acque fresche e trasparenti. Vi faranno venire voglia di un bel tuffo. In realtà qui il bagno lo fanno gli speleologi. Poco vicino alla cascata si apre una grotta di non facile accessibilità. Questa porta in una cavità nella quale è presente ancora un altro invaso dell’Auso, questa volta sotterraneo.

Percorsi alla luce del sole e nelle viscere della terra. Ma se avete ancora un’oretta vi conviene percorrere una grotta più accessibile. Qui vanno di moda. Infatti a Sant’Angelo a Fasanella c’è quella di San Michele, anche detta Grotta dell’Angelo. Da quello che sappiamo la grotta era abitata già in età paleolitica. I ritrovamenti di arnesi ed utensili che i cacciatori musteriani utilizzavano per gli usi domestici e quotidiani ne sono una concreta prova. Ma in realtà fu scoperta in epoca medievale.

Il principe Manfredo scoprì grotta durante una battuta di caccia. Una volta riuscito ad entrare dopo mille difficoltà, rimase stupito dalle dimensioni enormi della cavità naturale. Inoltre fu colpito da una specie di altare nelle rocce che aveva alle sue spalle una figura strana, come si trattasse di due ali. Questa forma che si scorgeva e il colore bianco della roccia diede al principe la sensazione di aver visto un Arcangelo. E pertanto Grotta dell’Angelo.

Se poi si è fatto tardi e volete fermarvi per una sosta gastronomica vi consiglio l’articolo di Tonia.

Alla prossima settimana!

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