Cava, Consiglio, Servalli su festa Sant’Antonio: “Il diniego resta”

Si è svolto ieri pomeriggio a Palazzo di Città il Consiglio Comunale. Tra i punti all’ordine del giorno, il diniego da parte dell’Amministrazione dei festeggiamenti in onore di Sant’Antonio

Un Consiglio Comunale affollatissimo quello di ieri pomeriggio a Cava de’ Tirreni. Il motivo: difendere i festeggiamenti per Sant’Antonio da Padova. Per capire meglio la questione, è necessario fare un piccolo riepilogo: tutto è cominciato dalla richiesta di Padre Luigi Petrone, rettore del Convento di San Francesco, di poter festeggiare il Santo con uno spettacolo pirotecnico da Monte Castello e di fare uso del parcheggio antistante al Convento dove poter ospitare una struttura luminosa. Il no secco dell’Amministrazione, ha innescato una vera e propria frattura in città, che è culminata nella costituzione di un Comitato Pro Festa, presieduto dal noto senologo, Luigi Cremone, con tanto di petizione rivolta al sindaco Servalli. Da lì, la querelle è finita direttamente tra i banchi del parlamentino cittadino.

consiglioUn tango di accuse si è susseguito in Consiglio, terminato poi con l’intervento del primo cittadino, Vincenzo Servalli: “Nessuno si è mai sognato di vietare la festa di Sant’Antonio. Quel manifesto è un manifesto politico e il povero Marco Galdi ancora non si è arreso alla sconfitta, noi abbiamo un’altra idea di Cava, io direi di rassegnarti con serenità. Ed il manifesto che è stato fatto da un rispettabilissimo professore di Nocera che vuole insegnare al sindaco di Cava quali sono le tradizioni, le vada a insegnare a Nocera, non qui. Sono stato seppellito da infamità, accuse vergognose che sono arrivate anche da chi non dovrebbe per la veste che indossa. Luigi Petrone una mattina è venuto qui a dare pugni sulle scrivanie delle mie segretarie, io non c’ero quella mattina, pronunciando parole irripetibili, vergognose!
È arrivata all’attenzione del sindaco una richiesta di fare delle imponenti luminarie che richiedevano l’occupazione della piazza per quasi due mesi e questa richiesta era accompagnata da tre fotografie, senza un progetto tecnico, senza le condizioni di sicurezza, nulla. Ho chiesto un parere al Comando di Polizia locale la quale mi ha confermato l’impossibilità in quelle condizioni di dare un parere positivo. A fronte di questo io ho scritto al convento che in queste condizioni il diniego ve lo devo dare, formulatemi una proposta più contenuta e vediamo che si può fare. Non abbiamo mai ricevuto nessuna proposta alternativa. Il diniego, rimane, non possiamo far rischiare la vita ai nostri cittadini”.

Il capitolo, per ora, sembra essere giunto al termine. E gli unici fuochi che verranno sparati a Monte Castello, saranno quelli del Santissimo Sacramento.