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“Camerota festival” e il piacere di essere di parte

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Updated on 29 October 2020 22:56
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La Zefiro Chamber Orchestra si esibisce nella serata conclusiva del Camerota festival

Ho riflettuto a lungo sull’opportunità di affidare il commento della serata conclusiva del Camerota festival, targato Zefiro, ad un articolo piuttosto che ad un post privato.

Il dilemma nasce da una assenza di imparzialità a monte, dettata dalla considerazione che nella Zefiro Chamber Orchestra militano uno zio, una manciata di commensali, amici e qualche ex compagno di classe.

Eppure, l’onestà intellettuale che mi avrebbe imposto un articolo formale e distaccato ha battuto in ritirata, lasciando al timone la bellezza dell’essere di parte, di fronte ad una esibizione che non ammette qualcosa di diverso.

Cortile del Castello marchesale di Camerota, come pulito ed allestito dall’associazione Zefiro

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La squadra di amiconi, in formazione ridotta per l’evento centrale della programmazione del festival, si esibisce nella chiesa di San Nicola, meno suggestiva della tradizionale location interna al castello Marchesale, ma non per questo inadeguata: è funzionale ad esaltare i suoni, accogliente e grande abbastanza per contenere il numeroso pubblico.

Alla presentazione essenziale di Federica Toriello, instancabile immagine di Zefiro, seguono senza interruzioni i brani in programma. Trattasi di un omaggio a Paisiello con sinfonie da La serva padrona e Il barbiere di Siviglia e la sinfonia n. 7, in La, op. 92 di Beethoven. Pulite, eseguite senza sbavature dall’ensamble sotto lo sguardo severo del maestro Leo Cammarano, direttore ed architetto dell’intero festival.
I “soliti” soci noti non sbagliano una nota (e se lo fanno lo camuffano con stile): all’oboe Andrea Marotta, al flauto Vincenzo Di Mauro, al clarinetto Gennaro Chirico. All’harmonium Francesco Saggiomo, ai timpani il presidente, Giuseppe Marotta –Pino per gli amici.

Daniela Cammarano
Daniela Cammarano

Superlativa è Daniela Cammarano, primo violino d’eccezione dell’orchestra e titolare di un curriculum che richiederebbe un’intera rubrica. Genera note pure e movimenti aggraziati, eseguendo spartiti complessi con la stessa facilità con cui suonerebbe “fra’ Martino campanaro”: il fiore all’occhiello della classe degli archi, già di per sé ricca.

Il sipario sulla stagione estiva di Zefiro cala tra applausi ed entusiasmo, con la consapevolezza che il Camerota Festival è destinato a crescere.
Perché è un prodotto artigianale e genuino, nato dalla passione e allevato da ragazzi pieni di talento e voglia di tenere in vita un Paese che muore; che, con pochi mezzi (ahimè), hanno saputo incanalare qualità e successo in un progetto condiviso; che sentono, una esibizione dopo l’altra, di essere sempre al punto di partenza, mai d’arrivo.

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Masterclass di percussioni con E. Giachino

Rappresentativa dello spirito Zefiro è stata la scelta di dividere idealmente il festival in due momenti: il primo, scandito da serate all’insegna della formazione –alla quale non si sono sottratti gli stessi membri dell’associazione, con nomi di primo piano del panorama musicale italiano (Edoardo Giachino e Valeria Serangeli); il secondo, ad usare le parole del direttore artistico, “più propriamente concertistico” (Duo Bertolini Negri, Itai Doshin Trio, Neapolis Brass Ensamble).

Umiltà, dedizione e risultato mi impongono di esaltare con tante parole e sincera ammirazione il lavoro di questa cricca di amici, amici di amici e parenti.
Perché, per una volta, essere di parte è un piacere.

Zefiro Chamber Orchestra -Flauto: Vincenzo di Mauro; Oboe: Andrea Marotta; Clarinetto: Gennaro Chirico; Fagotto: Marco Perin; Corni: Davide Citera, Luca Iacuzzo; Tromba: Raffaele Alfano; Timpani: Giuseppe Marotta; Harmonium: Francesco Saggiomo; Violino I: Daniela Cammarano; Violino II: Elton Tola; Viola: Giuseppe a Russo Rossi; Violoncello: Maria Cristina Tortora; Contrabbasso: Vincenzo Lo Conte.