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Bandi di gara, la Campania è in testa, ma la ripartenza lontana

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Updated on 3 August 2020 14:17
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Ottimo incremento e grandi spese per i bandi di gara nella regione Campania, che acquista notevole incidenza. Tuttavia, per l’ANCE la ripartenza “non è ancora in atto”. Cosa manca?

Secondo il comunicato stampa diffuso da ANCE Salerno, i bandi di gara 2014 per lavori pubblici in Campania sono stati ben  2.640, per un importo complessivo di 3 miliardi e 413 milioni di euro, con un incremento record in termini di variazione rispetto al 2013.

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Tra le regioni meridionali rientranti nell’Obiettivo Convergenza, la Campania fa registrare gli incrementi più alti, triplicando la percentuale in ascesa della media-Italia (+30,4%).

In questa graduatoria – elaborata dal Centro Studi ANCE Salerno sulla base di dati ANCE nazionale – subito dopo la Campania si colloca, per la crescita dell’importo complessivo dei bandi, la Puglia (+57.3%, 1 miliardo e 635 milioni); seguono la Calabria (1 miliardo e 221 milioni, +28,1%) e la Sicilia (1 miliardo e 287 milioni, ma -14,4%). Anche dal punto di vista del numero di gare espletate, è la Campania a capeggiare questa classifica (2.640, +98,0%).

Secondo gli analisti del Centro Studi ANCE Salerno, va evidenziato “che i tassi percentuali relativi all’aumento dei bandi di gara per variazione di importi di Campania, Puglia e Calabria superano nettamente la media Italia (18,3%), e solo la Sicilia si posiziona a grande distanza (-14,4%). […] Se si considera, invece, l’incidenza degli importi complessivi delle gare nelle regioni considerate sul totale Italia, la Campania si attesta al 17,2%; la Puglia all’8,2%; la Calabria a 6,1%; la Sicilia al 6,5%. Il Sud complessivamente al 47,1%“.

Bandi di gara
Bandi di gara

Nell’ambito della macroarea meridionale, la Campania ha assunto una posizione predominante, con un tasso di incidenza pari a 36,5%, mentre sotto il profilo del numero assoluto di gare ha inciso di più (27,8%) rispetto alle altre regioni sul totale riferito al Sud.

«I dati relativi ai bandi per lavori pubblici in Campania – afferma il presidente di ANCE Salerno, Antonio Lombardi – vanno accolti senza dubbio in maniera positiva. L’azione congiunta di misure governative fortemente richieste dall’ANCE, e di misure di accelerazione della spesa dei fondi UE da parte della regione Campania, hanno prodotto un evidente nuovo contesto nel settore dei lavori pubblici. È altrettanto chiaro, però, che ancora non è percepibile sui territori l’impatto in termini di immissione di liquidità nel tessuto della filiera dell’edilizia. La tempistica delle procedure amministrative continua a penalizzare fortemente il processo indispensabile di apertura dei cantieri. I numeri del settore edile stanno a testimoniare che non è in atto la ripartenza dopo un lungo periodo di crisi. Al contrario, le imprese devono ancora fare fronte alla carenza di opportunità di lavoro».

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«È per tale motivazione – conclude – che diventa indispensabile accelerare non solo le procedure di spesa, ma i percorsi tecnico-amministrativi alla base di tempi celeri per l’avvio dei lavori finanziati». Tuttavia, se (come molti pensano) per rilanciare l’edilizia occorre puntare solo sui nuovi cantieri, la crisi nel settore è destinata ad aumentare: troppi gli abusi perpetrati, e per questo oggi è assai difficile continuare a sottrarre aree verdi a favore del cemento.

Meglio sarebbe ripartire con il rilancio dei grandi lavori di ristrutturazione, che (specialmente in Campania) troverebbero pane per i loro denti: numerosissimi gli edifici storici decadenti o abbandonati, e copiose le strutture inutilizzate nei centri storici o nelle periferie dimenticate. Molti grandi architetti di Napoli, infatti, stanno già avviando una fase di rinnovamento che “più che all’espansione verso l’esterno della città, punta al ritorno verso l’interno ed alla valorizzazione degli edifici esistenti non completati o inutilizzati“.

Bisognerebbe dunque augurarsi che i futuri bandi di gara – siano essi destinati a infrastrutture, architetture, aree pubbliche – tengano conto di questa visione e delle reali esigenze del territorio, altrimenti, come riportato dall’ANCE, i numeri testimonieranno ancora che non è in atto la ripartenza, dopo un lungo periodo di crisi.

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