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Arte naif e murales: a Lauro l’arte genuina di Adua Maria Del Genio

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Updated on 1 October 2022 19:09
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Questa settimana Fahrenheit 089 sposta la sua attenzione dalla letteratura e dal romanzo alla saggistica, anche questa volta con un’autrice emergente, ancora di origini campane.

Tra i riferimenti culturali e artistici della nostra regione spicca il piccolo paese di Lauro, poco distante da Napoli e da Avellino. Il motivo è la ricchezza dei suoi murales naif, che ha permesso l’Amministrazione dal 1994 di ottenere ufficialmente l’adesione del paese all’ASSIPAD, Associazione Italiana Paesi Dipinti. L’importanza data alla presenza dei murales naif a Lauro si è concretizzata nella manifestazione di circa due anni fa, con la presentazione del volume della dott.ssa Adua Maria del Genio: “Lauro: i murales naif. La storia, le immagini, la voce degli artisti.

L. V.: Il lavoro di Adua Maria del Genio rappresenta una catalogazione critica e ragionata dei murales di Lauro, arricchita con interviste ai pittori e un validissimo apparato illustrativo. In primo luogo, in breve, qual è la funzione dell’arte naif e il suo significato più profondo e storico all’interno della società?

A. Del Genio: I murales naïf, di Lauro come di Salerno, sono una rivisitazione della storia, della cultura e delle tradizioni locali e, salvo qualche eccezione, queste opere ricamano un nesso tra arte e storia: si presentano, infatti, come veri e propri documenti storici. Una volta un amico, artista naïf, mi ha detto: «Negli anni la critica ha dipinto l’arte naïve col termine “ingenuo” che, assieme alla presunta ignoranza sarebbero così diventati i cardini su cui poggia, tutt’oggi, l’impalcatura del fenomeno naïf. Ma col termine “ingenuo”, cosa si vuole davvero intendere? Che significato ha dire che l’arte naïve è un arte ingenua? Davvero persone mature ed anche colte magari, esprimono il loro “io”, attraverso uno stato di tale ingenuo ed incantato profilo?». Con ciò non voglio affermare nulla, ma semplicemente desidero lasciare un punto interrogativo: a ognuno il suo pensiero. Quel che è certo è che non accetto una superficiale analisi del naïf e, per quanto mi concerne, ribalto l’aggettivo ingenuo nel suo anagramma: GENUINO.

L. V.: Come nasce l’idea del volume specifico sui murales di Lauro e chi l’ha sostenuta?

A. Del Genio: Il libro trae spunto dalla mia tesi di laurea triennale che indagava la possibilità di un ”museo all’aperto” nel lauretano. Tuttavia il volume ha uno scopo ben diverso, ovvero documentare l’esperienza dei naif a Lauro, dare memoria e voce non solo ai murales attraverso la scrupolosa e dettagliata catalogazione degli stessi da me fatta (l’unica fonte di studio, di oggi e domani, per chiunque si accinga a studiare il genere naif lauretano), ma anche e soprattutto offrire attenzione agli artisti spesso sottovalutati e poco conosciuti. Noi giovani siamo ricchi di idee ma spesso, per un motivo o per un altro, non abbiamo la possibilità di concretizzarle. Tuttavia io posso ritenermi fortunata. Devo infatti a Pasquale Colucci, presidente dell’Associazione ProLauro (di cui sono stata anche io socia), la pubblicazione di questa mia ”idea”, questo lavoro che, voglio sottolineare, è un continuo ‘work in progress’. “Le idee hanno bisogno di gambe per camminare!”, ripeteva spesso Colucci. Ebbene: io non ho fatto altro che tesoro dei suoi consigli!

L.V.: Cosa emerge da questo lavoro, quali sono i caratteri più interessanti e peculiari dei naif campani di Lauro e come hanno lavorato gli artisti? Tra le varie interviste presenti, quale è stata la più intensa da un punto di vista di scambio in contenuti culturale?

A. Del Genio: Il volume rappresenta un importante lavoro di catalogazione (il primo in assoluto) dei murales di Lauro e il suo Vallo, una pubblicazione che volge l’attenzione al passato, ma soprattutto al presente, attraverso un percorso che va dalla storia, alle immagini e dalle immagini agli artisti. Lo storico dell’arte austriaco, E. Gombrich ci insegna: «Comunicare per immagini e immagini per comunicare». Ripeto, io credo fortemente nel concetto di ‘documento storico’ di questi murales, ognuno, in modo diverso, è espressività dell’artista ma anche e soprattutto “storia di storia” e pertanto le interviste sono state, tutte, fondamentali e intense perchè ogni informazione è importante quando è in atto una ricerca oggettiva.

L.V.: Anche nel salernitano sono presenti artisti naif, ci potrebbe dare alcuni riferimenti per aiutarci a conoscere questa realtà? I nomi degli artisti, il modus operandi, le eventuali mostre o iniziative possibili nella nostra Provincia?

Del salernitano ricorderemo per esempio Furore che, come Lauro, è una località fuori dal turismo di massa e ricca di atmosfere suggestive, dove la peculiarità del territorio viene mitigata dalla fantasia degli artisti. Proprio come Lauro, Furore ha trovato nuova vita grazie a questa iniziativa dei muri d’autore che ogni anno, in settembre, vengono adornati e dipinti da artisti provenienti da ogni parte del mondo. Qui i murales raccontano l’atmosfera locale fortemente influenzata dalla forza della natura circostante. Come ogni naïf che si rispetti, i murales di Furore sono fortemente legati alla terra ricca di vigneti, al loro ottimo vino, ai loro agricoltori. A differenza di Lauro c’è qualcosa di nuovo nelle opere salernitane, ovvero il rimando alla vita di mare, ai pescatori-contadini del Fiordo che sfidano le acque spesso in burrasca. Gli artisti, ripeto, sono tantissimi.

Tra i tanti desidero calare l’attenzione su due in particolare: Silvano Peruzzi, che è presente anche a Lauro, nasce a Verona nel 1937 e risiede e opera a Porto Mantovano (MN). La Critica, in particolare Renzo Margonari, ha definito le sue opere “pittosculture”; un dipingere corposa-mente lo definisco io, dove la pittura prende vita materica. Peruzzi e’ presente per la prima volta a Furore nel 1999 con Notte Stellata. Come lui stesso ci racconta «Il murale si trovava sulla facciata di una nota cantina vinicola poi in seguito demolito per esigenze di ristrutturazione. I proprietari, dispiaciuti, sono stati costretti a rimuoverlo per motivi commerciali, ma mi hanno poi richiamato nel 2007 ,anno in cui ho realizzato L’Amore, stesso soggetto ma in parte ingrandito e modificato». Tra le altre pittosculture sarà piacevole visitare tutt’oggi La Serenata realizzata nel 2000 e situata nella fiancata del Comune di Furore; Nannarella del 2001, un omaggio ad Anna Magnani che insieme a Roberto Rossellini sono celebri per aver girato, proprio a Furore, il noto Film “L’Amore” del 1948; Nannina la Pastora e Il Vagabondo del 2002, murales che ripercorrono una sequenza del film sopra citato, ed infine altri due murales eseguiti rispettivamente nel 2004 e nel 2005, uno a Furore e l’altro ad Amalfi in due case private.
Altro artista meno noto ma non per questo meno importante, Antonio Rainone, un artista locale presente soprattuto nel salernitano come a Battipaglia (suo luogo natale e dove vive tutt’ora) nel 1995,1996,2001,2002,2006; a Giffoni Valle Piana nel 1998 in occasione del 28° Festival Internazionale del Cinema; a Montecorvino nello stesso anno in Villa Budetta; a Salerno nel 2001 nella sede del Funiculì; a Caggiano, sempre nel 2001 nel castello; a Ravello nel 2003 in Palazzo Sasso; a Eboli nel 2004 e nel 2007 nella struttura San Francesco e infine a Cava dei Tirreni nel 2005 e nel 2008. Rainone, si definisce essenzialmente un paesaggista. I suoi paesaggi, di pura fantasia, sono i paesaggi della memoria amo definirli, ricordati e raffigurati affettuosamente; si ispirano ai viaggi, a quei luoghi magici che nel corso degli anni hanno rapito il suo cuore e lentamente il suo pennello. Qui il “comunicare per immagini” non è documentare la storia ma emozioni. La sua opera più rappresentativa è Magica Umbria, un’opera che sarà presto donata, come ci ha raccontato l’artista stesso, al museo dell’Ermitage di San Pietroburgo. L’olio su tela è affiancato da una poesia che il poeta Enzo Pietropinto dedicò all’artista: Uno stato d’animo e’ un paesaggio ha il vantaggio di non essere una menzogna, ma solo la magia di una metafora. Di Rainone colpisce la concezione che ha di opera d’arte « […] un opera d’arte è un frammento della nostra esistenza. Ho realizzato questa opera perche’ sono molto innamorato di questa regione, magica, stupenda dove si respira aria di grande serenita’. E il quadro non vuole che riflettere questa serenita’ e pace». E prosegue: «Se si presta attenzione si noterà in alto a sinistra, nella calma piatta del cielo, un ragazzo disteso sulla luna che, rilassato, appagato, è in totale contemplazione». Questo ragazzo e’ il ritratto psicologico dell’artista di fronte a questa meraviglia che lo sazia e lo rende vivo.

L.V.: Una proposta critica per valorizzare questo stile artistiche troppo spesso tacciato di estrema semplicità e quindi preso non abbastanza in considerazione?

A. Del Genio: Diverse e varie potrebbero essere le proposte. Partendo dal presupposto che ai murales andrebbero dedicati dei periodici interventi di restauro, e già questo favorirebbe la presenza degli artisti in più momenti, il vero cuore del problema risiede nel “mancato sistema”. Spesso, come Lauro ed il Vallo, non c’è collaborazione tra le varie amministrazioni comunali. A Lauro, addirittura, non si sono neanche preoccupati di pagare la quota di adesione all’Assipad. Ma aldilà di ciò, il fattore importante è crederci, cominciare seriamente a rendersi conto di quante bellezze abbiamo e quanto siamo incapaci a valorizzarli!

E’ possibile acquistare il volume contattando la ProLauro (Piazza Municipio 33, Lauro Avellino)