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Arte in Italia, crolla tutto e di continuo

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Updated on 12 August 2022 23:01
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La cura per il nostro immenso patrimonio d’arte e di storia non sembra essere una prerogativa dell’Italia; intanto, continuano a crollare splendori artistici che tutto il mondo c’invidia.

Solo qualche giorno fa il maltempo che sta interessando la Calabria ha provocato il parziale crollo del tempio dorico dell’antica Kaulon, a Monasterace. Quest’antichissima area archeologica si trova a ridosso del mare ed è stata colpita dalle violente mareggiate, oltre che dalla pioggia intensa.

Kaulon fu un’importante colonia della Magna Grecia, i cui resti sorgono nei pressi di Punta Stilo, nel comune di Monasterace appunto, in provincia di Reggio Calabria.

Gli scavi condotti dalla Scuola Normale Superiore e dall’Università di Pisa a partire dal 1999 hanno riportato alla luce buona parte del santuario urbano al quale apparteneva il tempio dorico.

Le mareggiate di fine novembre 2013 avevano già divorato la duna che aveva protetto finora gli antichi resti del parco archeologico; qualche giorno fa il sostegno dell’antico tempio, com’era ampiamente prevedibile, è crollato; il resto dell’area archeologica resta a rischio erosione.

A rischio, in tale area, è anche il mosaico ellenistico, di recente scoperta, più grande della Magna Grecia. Il 23 luglio 2013 l’archeologo Francesco Cuteri e la sua squadra scoprirono uno dei mosaici più grandi mai rinvenuti del periodo ellenistico della fine del IV secolo avanti Cristo che ricopre un’area di circa 35 metri quadrati; il mosaico si articola ulteriormente in 9 quadrati policromi.

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Come al solito nel nostro Paese, i finanziamenti  per gli interventi conservativi del sito archeologico in generale, e dei preziosi mosaici in particolare, conosce, allo stato attuale, numerose difficoltà.

A tutto ciò si può ricordare che, già nel mese di dicembre del 2013, alcuni resti archeologici sono stati rovinati dal maltempo e dal mare mosso, oltre che dalla mancanza di qualsivoglia protezione del sito archeologico.

La Soprintendenza archeologica calabrese insieme al comune di Monasterace inoltrarono già tempo fa una richiesta di finanziamento del parco per un milione e mezzo di euro a cui ancora non si è dato risposta. Vi è stato poi il tentativo della Provincia di Reggio Calabria che vorrebbe mettere a disposizione 2,5 milioni di euro per la messa in sicurezza del parco.

L’altro ieri, 2 febbraio 2014, il Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo ha annunciato un finanziamento di 300.000 euro per la messa in sicurezza del sito archeologico.

Come si può vedere, siamo sempre sulla stessa linea: si cerca di “rattoppare” alla meglio, intervenendo sempre a disastri compiuti, ma non sarebbe il caso d’investire maggiormente in prevenzione?

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Infatti tali crolli continui non riguardano soltanto il sito archeologico dell’antica Kaulon, ma interessano tanti altri beni storico-artistici d’inestimabile valore, come Pompei, capolavoro unico al mondo, che sta letteralmente cadendo a pezzi.

Ricordiamo come, poco tempo fa, si sia sbriciolato un muro di una bottega di via Stabiana, come sia venuta giù una parte d’intonaco della Casa della Fontana piccola; o, ancora, il crollo del soffitto della Domus Aurea e il crollo della “Schola Armaturarum Juventus Pompeiani”, ovvero la Casa dei Gladiatori: disastri vergognosi che hanno ulteriormente danneggiato la già compromessa immagine del nostro Paese all’estero.

Come noto nel nostro Paese, il bilancio dello Stato riserva poco più dello 0,2 % delle risorse alla cultura: risorse già esigue che solo in minima parte vengono utilizzate per i restauri e la manutenzione del patrimonio artistico e archeologico.

In realtà, gli elementi necessari per affrontare i problemi di conservazione del patrimonio archeologico sono molteplici: occorrono fondi, progetti mirati frutto di team interdisciplinari di esperti, imprese e operatori selezionati in modo attento attraverso leggi volte agli interessi della tutela e non a quelli del mondo imprenditoriale. Occorrono stanziamenti sicuri e continui per programmare la manutenzione e i restauri; occorrono appalti trasparenti in un reale regime di libera concorrenza tra liberi professionisti e tra imprese qualificate che garantiscano un alto livello di qualità degli interventi.

Solo così si potranno evitare altri crolli e recuperare la credibilità che l’Italia ha vantato nel settore della conservazione dei beni culturali fino a tempi recentissimi.