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A pigeon sat on a branch reflecting on existence

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A pigeon sat on a branch reflecting on existence

[ads1]A pigeon sat on a branch reflecting on existence: commedia nera di Roy Andersson

pigeonIl film è il terzo episodio di una trilogia che racconta l’essere umano, è una storia visionaria e anti narrativa, composta di 39 piani sequenza in cui le scene si compongono essenzialmente come quadri, in cui i personaggi hanno spesso il volto bianco e inespressivo, quasi funereo e quando parlano fra loro non si guardano in volto, ma semmai guardano nel vuoto, come automi.

I primi tre piani sequenza sono tre situazioni in cui il tema principale è la morte e così vediamo tre morti diverse, ma in nessun caso vediamo emozione o partecipazione da parte dei personaggi, ma più che altro passività.

A unire fra loro i fili di questa trama apparentemente senza senso due personaggi strambi, piazzisti di articoli per gli scherzi che vanno di porta in porta tentando di vendere: denti da vampiro con canini lunghi o extra lunghi, il sacchetto che ride e la maschera da zio con un dente solitario.

La fissità degli sguardi, il senso di non-vivo che si percepisce per ciascun quadro e la totale assenza di un’azione effettiva rendono il film straordinario anche per il fatto che tutta questa serietà viene contrastata dal non-sense di alcune battute e dall’ironia che ha portato il pubblico della Sala Darsena di ieri mattina a ridere fino alle lacrime.

Sia pure grottesca per la maggior parte, la commedia non disdegna di suggerire temi importanti fra cui, ad esempio, lo sfruttamento degli schiavi e un’allusione al razzismo in genere e ai forni crematori dei lager nazisti.

Infine il titolo dell’opera esprime a pieno il senso del film, ovvero una riflessione sull’esistenza dell’uomo e sulla vita in tutti i suoi aspetti.