Somewhere: la nuova perla, inedita, di Jimi Hendrix

Somewhere, brano contenuto nell’album d’inediti People, Hell and Angels, pubblicato nel marzo 2013, è un altro vero e proprio capolavoro, testuale e sonoro, di Jimi Hendrix.

Tale disco contiene dodici canzoni mai pubblicate ufficialmente prima, a cui Jimi Hendrix stava lavorando come seguito del suo terzo album Electric Ladyland. Spesso le canzoni del grande chitarrista di Seattle che sono state pubblicate postume erano, all’origine, dei semplici “appunti” musicali, da elaborare e perfezionare ancora molto, com’era tipico dello stile compositivo hendrixiano.

In People, Hell and Angels, invece, si tratta di pezzi che, sebbene non abbiano mai ricevuto la finale “benedizione” dell’artista, sono comunque dei master originali di studio, creati tra il marzo del 1968 e l’agosto del 1970 ai Record Plant Studios di New York; brani, quindi, molto vicini alla loro forma definitiva e suonati, dopo lo scioglimento degli Experience, con la neonata Band of Gypsys, formata da Hendrix insieme a Buddy Miles alla batteria e Billy Cox al basso.

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Tra i pezzi memorabili dell’album sicuramente vi è Somewhere, seconda traccia di People, Hell and Angels: una cavalcata, un mix inestricabile tra blues, soul, rock e psichedelia secondo il classico stile di Jimi Hendrix; il tutto impreziosito da un wah wah fragoroso, dal sound potente che è quello di sempre, inconfondibile e da un assolo tanto spettacolare quanto vibrante e imprevedibile.

Anche il testo di Somewhere è di tutto rispetto, al pari della musica, e pare lanciare un forte monito in merito al cammino intrapreso che non è ancora concluso; piccolo segnale di speranza ma, contemporaneamente, anche richiesta d’aiuto, individuale e collettiva, in quella che sembra essere l’ampia distesa delle terrene e, quindi, umane follie e debolezze:

I see fingers, hands and shades of faces / Reachin up and not quite touchin the promised land / I hear please and prayers and a desperate whisper sayin / Hold on please give us a helpin hand 

Way down in the background / I can see frustrated souls of cities burnin / And all across the water vapor / I see weapons barkin out the stamp of death / And up in the clouds I can imagine UFO’s jumpin themselves / Laughin they sayin / Those people so uptight, they sure know how to make a mess

Back in the saloon my tears mix and mildew with my drink / I can’t really tell my feet from the stones on the floor / But as far as I know, they may even try to wrap me up in cellophane and try and sell me / Brothers help me, and dont worry about lookin at the storm;

Vedo dita, mani e sfumature di volti / Rivolte al cielo, ma non ancora abbastanza da toccare la terra promessa / Sento suppliche e preghiere e un sussurro disperato che dice / Aspetta, per favore aiutaci

Fino in fondo / Riesco a vedere anime frustrate di città in fiamme / E tutto attraverso il vapore acqueo / Vedo armi abbaiare il marchio della morte / E in alto tra le nuvole posso immaginare UFO che saltellano tra di loro / Ridendo dicono / Queste persone così tese, di sicuro sanno come fare un pasticcio

Dietro nel bar le mie lacrime si mischiano e ammuffiscono nel mio drink / Non posso davvero distinguere i miei piedi dalle pietre sul pavimento / Ma, per quanto ne so, potrebbero anche provare ad avvolgermi nel cellophane e cercare di vendermi / Fratelli aiutatemi, e non preoccupatevi di guardare la tempesta. 

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Sempre in primissimo piano nel brano, però, è soprattutto l’incredibile, innovativa, straripante chitarra di Hendrix, tesa, in tutta la sua magnificenza, alla perenne ricerca di suoni nuovi; infatti la parte più interessante, il vero cuore del disco è formato da quei pezzi, come, appunto, Somewhere, mirati alla ricerca di quel nuovo tipo di blues che Hendrix sperimentava con ostinazione, ricreando la musica dei maestri ma, allo stesso tempo, inseguendo anche sonorità decisamente moderne.

Quel che fa la differenza nei pezzi, vecchi o “nuovi” che siano, del chitarrista, dunque, è l’approccio alla musica che non è mai scontato; quel che si respira è il desiderio di suonare e di trovare nuove strade, di non avere una direzione fissa da seguire perché quello che guida tutto, alla fine, sono le buone vibrazioni tanto care al genio creativo di Hendrix.