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Marco Mengoni, sorridente ed instancabile tra le luci della notte di Eboli

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Updated on 23 October 2021 6:26
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Marco Mengoni e la seconda parte del suo oceanico “Atlantico tour” ancora una volta di scena al Palasele di Eboli con un vero e proprio viaggio intercontinentale nel segno delle esplosioni luminose e del fascino latino

Lo avevamo lasciato sospeso a mezz’aria nel cielo dei palazzetti che hanno ospitato le date del  Marco Mengoni live2016 per poi ritrovarlo, a distanza di circa tre anni, quasi a vagare nei sotterranei delle stesse arene indoor prima di mostrarsi al suo “esercito” di fan grazie ad una botola che sbuca nella porzione finale del palco. Comincia proprio così, infatti, l’ “Atlantico tour” di Marco Mengoni che ieri sera ha fatto tappa al Palasele di Eboli per l’unica data autunnale prevista in terra campana, dopo il successo straordinario raccolto nell’appuntamento dello scorso maggio.

Introdotto dai possenti colpi di batteria di singoli “Muhammad Alì” e “Voglio”, l’artista laziale ha immediatamente rubato tutta la scena a sua disposizione presentandosi al pubblico da solo ed in completo total white firmato Giorgio Armani, a fare da contrasto con le ombre dei suoi compagni di viaggio sparpagliati nello sfondo costituito da un telo semitrasparente utilizzato per celare buona parte dello stage. Quest’ultimo si mostra in tutta la sua magnificenza solo al termine del trittico di brani iniziale, completato da “Ti ho voluto bene veramente”, quando la caduta improvvisa del velo rivela la presenza di un enorme ledwall incastonato a mo’ di fondale in una struttura dalle fattezze industriali costituita da grosse impalcature mobili e da una miriade di corpi luminosi che, vagando per il palco e modificandosi a fasi alterne, generano le atmosfere dei vari brani in scaletta in un modo talmente penetrante da creare una serie di effetti scenici su cui è impossibile non far posare l’occhio.

Il rosso intenso emanato dalla struttura principale che fa contrasto con il cielo stellato immortalato nel ledwall, si mescola più volte al verde ed al blu ritmato dei laser di “Onde” la cui coda presenta un accenno della discotecara “Sweet dreams” prima di lasciare spazio alle tinte unite che toccano l’apice nel tappeto di nuvole e fumo, su cui Marco esegue in rapida successione “Sai che” ed “Everest”, ed all’ocra de “La ragione del mondo”, la cui esecuzione trasforma il Palasele in una specie di jazz club dal sapore newyorkese.

Il viaggio nel mondo occidentale continua anche durante le successive porzioni di show, quando l’insormontabile oceano Atlantico che dà il nome all’intera tournée, grazie alla musica ed alla presenza scenica di Mengoni, diventa quasi una piccolissima pozzanghera in grado di azzerare le distanze tra le armonie latino americane e le ciclicità nostrane. L’aria godereccia di Cuba e l’andazzo tribale scandito dai calavera messicani impressi sullo schermo invadono il palazzetto di Eboli mentre nelle casse rinsuonano le varie “Buona vita” “La casa di Azul”, prima di lasciare spazio al portoghese cantato di “Amalia” ed al virtuosismo della capoeira e della samba che, complice un Mengoni in versione inedita di ballerino, conducono immediatamente l’ascoltatore nella tortuosità delle favelas di Rio.

I tanti “Esseri umani” incontrati in questo lungo cammino si palesano prima in una delle canzoni storiche presenti in scaletta, e poi nell’unica voce proveniente dal pubblico che a suon di cori e boati  prende ben presto il posto delle danze e del ritmo, assecondando i virtuosismi e gli accordi del sorridente Mengoni e della sua band durante l’intonazione dei brani più famosi presenti in scaletta. In quest’ottica le varie “Io ti aspetto”, “L’essenziale”, eseguita su di uno sfondo privo di qualsiasi accessorio, e “Credimi ancora” si arrichiscono di un sottofondo corale unico che scorre via senza attrito spianando la strada alla chiusura finale affidata prima all’ oriunda “Hola” e poi alla recentissima “Duemila volte”. L’ennesimo richiamo al mondo latino ed alla fantasia, che fanno pensare già ad un nuovo viaggio imminente verso terre lontane.

Galleria fotografica a cura di Alfonso Maria Salsano: