“Jules et Jim” di François Truffaut



di Cinzia D’Auria

Accostandosi in punta di piedi, quasi con ritrosia, alla cinematografia francese ed in principio con scetticismo, poca attesa ed un carico statico di disincanto, si arriva inaspettatamente, invece, a distinguere nei fotogrammi di François Truffaut un universo equidistante, inatteso e fortemente simbolico. Lo scetticismo iniziale ben presto lascia il posto all’entusiastica affezione ai personaggi, alle strutture registiche, alle ambientazioni ed ai messaggi innovativi del maestro francese.

La struttura narrativa di Jules et Jim, il ritmo serrato della voce narrante che dipana i nodi della storia, pone sotto la luce di un riflettore i sentimenti, gli stati d’animo, le descrizioni ed ha una forte valenza moderna, innovativa se contestualizzata agli anni in cui l’opera fu prodotta. Concepita e data in pasto al pubblico nel 1962, l’opera risulta estremamente innovativa, moderno lo schema di narrazione, la trama, la storia di rottura verso convenzioni e “riconoscimenti” morali.

La storia muove i primi passi nel quartiere parigino Montpamasse, successivamente nel sud della Francia, di poi nel cuore di un cittadina austriaca. Nel corso del film, nel suo avanzare, si creano (con forte probabilità, volutamente cercati) degli indizi, delle attese, quasi a voler distogliere, cambiare, sviare da ciò a cui veramente la trama arriva. L’ambientazione, la ricostruzione degli inizi del secolo è magistrale, colta, ricercata, ricca di citazioni. Le scene della guerra ri-danno, ri-costruiscono i ritmi veloci, serrati e innaturali di vecchie pellicole, a cui solo gli storici ci hanno abituato. A metà della storia vi sono inquadrature non centrate, con il personaggio, perso volutamente a destra o a sinistra (scelta fortemente simbolica), più vicino all’interlocutore dell’azione (spesso nelle scene in cui il personaggio femminile è conteso tra i due protagonisti maschili). 

Trama non complessa ma a tratti complicata dai continui ritorni, rimandi. Molti, forse fin troppi i messaggi che s’intende far passare, far arrivare. La citazione di Napoleone, la guerra, l’opera/teatro, persino il canto. Storia arricchita e complicata dagli innumerevoli dettagli che si intende restino nei giudizi dello spettatore.

Si arriva poi ai personaggi: JULES, figura vincente, nazionalità austriaca, convinzioni borghesi, con un lavoro meno creativo, timori umani, attese comuni; vive, insegue e sin da subito resta legato a quanto di più dissimile da sé possa esistere: CATHERINE. Eppure Jules, tra i compromessi, la viltà dell’accettazione, sembra aver inteso il senso profondo dell’Amore: chi ama accetta e NON rinuncia, neanche dinanzi all’inammissibile follia divoratrice, distruttrice di una donna “non di questo mondo” ed incapace di amare.

JIM: personaggio accennato, poco credibile, un po’ più lontano dalla realtà, spinto al rispetto in principio, irretito infine, poi quasi trascurato.

Catherine, interpretato da JEANNE MOREAU, è personaggio femminile a tratti molto suggestivo, affascinante probabilmente di sicura presa per l’immaginario maschile; tuttavia, un po’ forzato, un po’ sopra le righe; personaggio spinto da una follia divoratrice, dalla persistente convinzione di essere nel giusto, tutta presa nel farsi strada tra le attenzioni ora dell’uno ora dell’altro amante. Tuttavia, non ne esce un personaggio vincente, la figura femminile risultante è un po’ surreale, priva di un ben che minimo equilibrio.

Tra gli espedienti narrativi di grande effetto l’appuntamento disatteso al caffè, le intenzioni ed i pensieri dell’attesa. Di grande impatto il salto nel fiume di Catherine dopo la serata a teatro ed il discorso su quanto frivola ed incostante possa essere una donna. Gesto, quest’ultimo, che anticipa, preannuncia il salto finale nel vuoto di Catherine, che alla guida dell’auto a gran velocità conduce Jim nella loro ultima corsa nel vuoto e ciò a chiusura dell’opera. Molto ben costruita ed intensa la scena (tutta in climax ascendente) del bacio tra Jim e Catherine. Meravigliosa, infine, la chiosa con le note della canzone del personaggio femminile interpretato da Jeanne Moreau: scena familiare, intima, melodia e testo di forte evocazione.. Le tourbillon de la vie

 

Le tourbillon de la vie

Elle avait des yeux, des yeux d’opale,

Qui me fascinaient, qui me fascinaient.

Y avait l’ovale de son visage pâle

De femme fatale qui m’fut fatale

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