Il Caffè di Turing: esordio narrativo di Gianfranco Rizzo

Writer ZON – Il Caffè di Turing romanzo dell’eclettico Prof. Gianfranco Rizzo, ordinario di Macchine e Sistemi Energetici e presidente dell’Area Didattica di Ingegneria Meccanica dell’Università di Salerno. Un racconto che si legge tutto d’un fiato: la scoperta del susseguirsi degli eventi a metà tra una spy story ed un thriller.

Sin dalla prefazione a Il Caffè di Turing (omaggio al lettore dall’autore stesso) si ha modo di apprezzare una sottile ironia, una divertita e misurata controversia.

Il tema centrale della narrazione è l’Intelligenza Artificiale. Un excursus sugli scenari possibili che possono aprirsi quando tecniche evolute riescono a sviluppare un “risponditore automatico personalizzato”: una sorta di robot replicante indistinguibile dal soggetto umano.

Ebbene cosa accade quando si arriva ad intuire che l’identità dell’interlocutore è un concetto piuttosto labile?

L’incipit de Il Caffè di Turing è legato ad un espediente narrativo: prendere un caffè con una collega non più vista da anni.

Un professore universitario, esperto in  informatica applicata alle scienze neurologiche, vola a New York per un congresso e in quel luogo ricerca Laura, sua assistente divenuta ricercatrice internazionale, di cui ha perso ogni traccia da circa dieci anni.

Il Caffè di Turing di Gianfranco RizzoRitrovarsi dinanzi ad una grossa tazza Starbucks di caffè “americano”, che ricorda tanto l’immagine dell’italiano all’estero che persevera nella ricerca dei sapori di casa in un espresso per nulla uguale a quello napoletano.

“Mai prendere sottogamba il caffè americano. Tentazione ricorrente, dall’alto della spocchia italica, ed in specie meridionale. Come se poi l’avessimo inventato noi il caffè, e non importato dall’Africa”.

La competenza musicale dell’autore ritrova i suoi connotati nelle descrizioni e nelle citazioni dei brani musicali che s’inseguono tra le pagine del racconto.

“Un brano musicale, in particolare nel jazz, è come un discorso, ha un inizio, un suo svolgimento logico, ed una fine. Interromperlo è come lasciare a metà un sillogismo”.

Parte l’intrigo narrativo: Antonio, questo il nome del protagonista de Il Caffè di Turing, attende Laura dopo aver ricevuto una mail “Ci vediamo allo Starbucks tra l’ottava e la trentanovesima, alle 4 PM di lunedì 8”.

Il contesto è New York e la scelta della colonna sonora mentre il protagonista passeggia tra le strade della città, sembra ricordare una sintonizzazione su un canale radiofonico mente si elabora, si lavora al PC.

“Sono incerto sulla scelta della colonna sonora che accompagnerà mentalmente la mia passeggiata: “Autumn in New York?” “New York Rain?” Non ricordo titoli che abbinino l’autunno e la pioggia a New York, uno dei due dovrà restare necessariamente fuori. Vado sul classico, e decido per “Autumn in New York”. In fondo, l’autunno è al momento il concetto più stabile, la pioggia potrebbe anche finire”.

In questo caso gli occhi presentano alla mente immagini da archiviare e perfino annesso un sottofondo musicale.

Il Caffè di Turing è un viaggio alla ricerca di Laura, è una corsa dietro quei misteriosi messaggi identici a quelli ricevuti anni prima. Mail e messaggi che recano insoliti anagrammi.

Lo stile narrativo è lineare, fluido e spedito. Scrivere seguendo l’ispirazione ma tessendo trame ed orditi che recano inconfondibile traccia della personale esperienza autobiografica e formazione dell’autore.Il Caffè di Turing di Gianfranco Rizzo

Antonio si muove tra manie classificatorie, accademici meschini e troppi caffè: seguendo una traccia che lascia presagire come probabilmente la macchina del pensiero ipotizzata da Alan Turing sia già in uso, ben presente nelle nostre vite.

Laura stessa è  stata inserita in un progetto top secret dai risvolti inattesi: la creazione di una macchina capace di simulare i processi neuronali umani e di replicarli all’infinito.

Un racconto che diverte e fa riflettere. Ci sono punti del racconto ove l’autore accenna con ironia fintamente noncurante all’ambiente accademico italiano ed ai suoi retroscena.

Il racconto termina, il libro si chiude, ma l’inquietudine legata alle possibili, future, applicazioni della macchina del pensiero di Turing resta.

Questa l’intervista rivolta al Prof. Gianfranco Rizzo: un primo commento? Quanto di sé trapela da ogni singola risposta!

«Da cosa nasce l’impulso di scrivere un romanzo sull’applicazione della Macchina di Turing e degli inquietanti scenari ad essa connessi?»

«Nasce da un lato dalla voglia di scrivere, in modo libero e non vincolato alla forma obbligata degli articoli scientifici o alla divulgazione, come avevo già fatto con il mio libro precedente. Dall’altro, dalla curiosità che avevo sulle possibilità di creare dei “robot” in grado di dialogare con un umano, in forma scritta ma anche vocale. Basandomi su quanto avevo visto e letto sul tema, e anche sulla mia esperienza di utilizzatore di modelli matematici e di computer, ho provato a ricostruire quello che potrebbe realizzarsi solo tra qualche anno.  E che si sta già sperimentando in qualche laboratorio. Ne nascono degli scenari inquietanti, ma anche delle enormi opportunità. In altre parole, non potendo lavorare in prima persona ad un progetto del genere, l’ho raccontato in un libro».

«Per i lettori de Il Caffè di Turing è un arrivederci alla prossima puntata? Il prof. universitario Antonio di origini partenopee sarà il nuovo Montalbano degli ambienti accademici italiani? E’ pensabile rassicurare il pubblico dei suoi  lettori sulla possibilità di leggere nuovi episodi sul protagonista de Il Caffè di Turing?»

«Il libro è breve, e si presenta con un formato ridotto e poco minaccioso. La brevità è in parte voluta (è già difficile che qualcuno legga il lavoro di uno scrittore esordiente, figuriamoci se gli lasci in mano un tomo di 400 pagine), in parte dettata dal tempo che gli ho potuto/voluto dedicare e dalla voglia di raccogliere subito un feedback dai lettori. A parte la brevità, a qualcuno il libro è sembrato un po’ monco: in realtà il finale a sorpresa fa parte della “morale della favola”, ma non voglio svelarlo.

Sto lavorando ad un sequel, che potrebbe essere la seconda parte della storia in un racconto che vada verso la struttura del romanzo, o che esca come un racconto a parte. Ma mi servono tempo ed ispirazione.

Mi chiedi poi se Antonio diventerà il prossimo Montalbano, con annessa serie televisiva? Magari…»

«Quale il prossimo romanzo di Gianfranco Rizzo pronto nel cassetto?»

«A parte il “sequel” della storia, non ho ancora un progetto preciso: ma diverse idee sì. Un libro che non ho più scritto, e che vorrei scrivere, è invece la bella storia della musica nell’università, di centinaia di ragazzi e ragazze che si mettono a suonare e cantare, con i loro professori, che producono CD, vanno a fare tournée all’estero e finiscono sul palco di “Umbria Jazz”. Ma è una storia da scrivere a più mani».

Cos’altro aggiungere.. Il Caffè di Turing di G. Rizzo

Buona Lettura ed alla prossima puntata.

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